Giovanni da molti anni desidera lasciare la grigia città e vivere in campagna, in una bella casetta immersa nel verde.
Ma la vuole esattamente come l’ha sempre sognata, non contempla minimamente la possibilità di comprare qualcosa di preesistente. D’altronde è un famoso architetto, come potrebbe essere diversamente?

Ha già pronti i progetti, i rendering, si è fatto tutto da se, calcoli strutturali e scelta dei materiali compresi.
Sa fare il proprio mestiere.

Deve solo trovare gli esecutori del progetto e, ovviamente, il terreno edificabile che faccia al caso suo.

Dopo pazienti e metodiche ricerche, Giovanni individua l’appezzamento di terreno proprio li, dove le colline dell’entroterra addolciscono la loro corsa verso il mare. Un luogo meraviglioso, appartato ma tutto sommato non distante dalla strada provinciale che riporta nella rumorosa urbe.

E’ riuscito a strappare un prezzo interessantissimo al proprietario del fondo usando con astuzia le informazioni che aveva raccolto su di lui e sulla sua precaria situazione economica grazie agli agganci coltivati negli anni all’interno dell’ufficio tecnico del comune. L’ormai ex-proprietario, col pensiero costante rivolto ai creditori, pressato dalla necessità di monetizzare, ha in un certo senso svenduto un pezzo non indifferente del patrimonio di famiglia ma la vita è una questione di priorità, si sa.

Franco, titolare e factotum dell’impresa “Edil2000”, non crede ai suoi occhi quando riceve la richiesta di preventivo ordinatamente corredata di prospetti e dettagli progettuali della casa.
Non capitano così spesso da quelle parti commesse prestigiose come quella, di questi tempi poi, non ne parliamo.
Si mette all’opera per confezionare la propria offerta soppesando col bilancino ogni singola voce, contattando svariati fornitori per trovare i materiali e dotarsi delle attrezzature necessarie al prezzo più conveniente possibile.
Deve garantirsi ovviamente il giusto margine di profitto pur sapendo di dover stare stare in campana: il committente non è esattamente uno sprovveduto.
La sua ditta non ha architetti spocchiosi o geometri aridi da stipendiare e soprattutto che si aspettano come diritto divino di metter bocca nella direzione lavori.
Non è mai andato troppo d’accordo con quel tipo di personaggi e ha preferito far sempre da se o essere un esecutore senza grilli per la testa.
Questo, oltre al prezzo complessivo evidentemente ragionevole, ha fatto pendere la bilancia a suo favore.
Giovanni aveva infatti inserito una condizione ben precisa cioè di poter sovrintendere ogni fase cruciale di avanzamento, interfacciandosi semplicemente con un direttore dei lavori “operativo” che si occupasse del lavoro “sporco”.
“E’ un rompicoglioni ma è pieno di soldi e quindi chissenefotte, lavoro e mi faccio i cazzi miei” disse Franco alla moglie, annunciandole l’affidamento di un nuovo lavoro, dopo mesi di inattività.

L’estate successiva, la casa, circondata da un steccato in legno verniciato di fresco, si staglia maestosa sullo sfondo del mare leggermente mosso.
Franco ha appena incassato l’ultima tranche di pagamento e si gode l’aperitivo seduto al bar, pregustando le agognate vacanze che quest’anno saranno finalmente lunghe e più che dignitose, non da pezzenti come le precedenti due.
“Così mia moglie almeno fino a Natale smette di rompere le palle e avrà qualcosa da raccontare a quelle cagacazzi delle sue amiche”.

Giovanni, dal canto suo, seduto su una sdraio in giardino, ammira orgoglioso la “sua” opera e pregusta i momenti in cui potrà godersi in tutta tranquillità, lontano da occhi indiscreti, i suoi giochi proibiti con le ragazzine, rigorosamente minorenni, che seleziona personalmente lungo la provinciale nelle calde notti dei week-end estivi.

Non esistono complotti. Esistono progettualità.

Per strategia si intende la descrizione di un piano d’azione per impostare e coordinare nel tempo le azioni tese al raggiungimento di uno scopo.

Ogni individuo ha la propria progettualità personale.

Una pluralità di progettualità individuali, possono aggregarsi ed assumere le sembianze di una progettualità «collettiva» ed essa apparire tale ma nella realtà rimanere un sommatoria di segmenti concatenati di volontà individuali tra le quali una (o un ristretto numero di esse), diventa, a monte di tutto, quella primaria, in possesso della visione sulle ramificazioni a valle.

Una progettualità “collettiva”, a maggior ragione quando appartiene ad organizzazioni complesse (aziendali, politiche, sociali, anche sovranazionali) può tradursi in una strategia a medio-lungo termine altrettanto complessa, alla quale ogni individuo coinvolto partecipa nella misura in cui egli può soddisfare la sua personale strategia o i suoi bisogni (es. il proprietario del terreno oppure Franco, l’impresario edile), traendone beneficio senza necessariamente essere o voler essere consapevole della progetto generale e dei suoi fini ultimi (per gli altri “attori” una semplice casa, non un luogo destinato ad ospitare eventi sinistri come nella “progettualità” finale di Giovanni).

Fatevene una ragione.

Quindi, escluso il prodotto di menti deviate in maniera conclamata, è da persone ragionevoli discutere nel merito di questa o quella “progettualità collettiva a lungo termine” mentre è del tutto ingenuo o manipolatorio il comportamento di chi etichetta queste “progettualità” come “complotti”, con l’accezione denigratoria che solitamente accompagna questo termine.
In fin dei conti, basta guardare la storia dell’umanità per capirlo.

Condividi