Il movimento 5 stelle è un fenomeno di marketing politico straordinario che dietro a ingenuità, contraddizioni e scivoloni nasconde un progetto estremamente lucido ed efficace. Almeno fino ad ora.

Provo a spiegarla semplicemente.

Facciamo alcuni passi indietro: il movimento 5 stelle negli ultimi 10 anni ha attirato (come attivisti e votanti) le seguenti tipologie di persone:

A– quelli stufi marci di Berlusconi, Bossi, etc.

B– quelli stufi marci del PD

C– ecologisti confusi, decrescisti vari, antagonisti “morbidi”

D– nerd che “oggi con una app e una stampante 3D puoi fare tutto, burocrazia merda”

E– quelli che il problema è la corruzione dei politici, le auto blu, i vitalizi, ecc.

F– quelli che “siamo laggente e il potere ci temono”

G– quelli che “stato = merda quindi privatizziamo tutto che è meglio così i politici non rubano”

H– quelli convintamente contro €uro e UE perché hanno studiato un minimo, i cosiddetti sovranisti insomma

I– quelli no globalizzazione, no NATO, no poteri sovranazionali, ecc.

L– quelli che “almeno i 5s non hanno mai governato, voto loro”

M– un mix delle precedenti categorie senza idee veramente chiare su nulla

L’aver coinvolto l’insieme di questi target (uso il linguaggio del marketing perché di marketing si tratta) ha determinato il successo del “prodotto 5 stelle”, soprattutto fino al 2013-2014. Un successo conquistato dicendo tutto e il contrario di tutto in base al sentiment del pubblico e alle sue variazioni nel corso del tempo, arrivando ad ogni singolo segmento di clientela con un messaggio personalizzato, poco importa se quasi sempre contraddittorio con gli altri. Il tutto contando sul fatto che, nel frattempo, l’offerta politica proponeva alternative disgustose e che la rabbia, la disillusione e un patologico meccanismo di identificazione del proprio target (nelle sue componenti maggioritarie) con “gli onesti” metteva in secondo piano gli aspetti negativi della comunicazione pentastellata (“sono giovani e inesperti ma onesti”, “Grillo è il portavoce, non comanda perché 1 vale 1 e quindi ognuno è libero di dire la sua” , “Non importano le contraddizioni perché alla fine decidono gli attivisti con votazione online” e così via. In pratica qualsiasi cosa succeda non è mai colpa del movimento: “è un complotto di giornalisti venduti che inventano notizie”, “il movimento da fastidio ai poteri forti”, “stanno provando a cambiare il paese ma il paese è marcio e tutti si mettono di traverso” e amenità del genere in puro stile deresponsabilizzante. Insomma, siamo di fronte a un progetto veramente raffinato che ha tirato dentro il malcontento in tutte le sue sfumature sottraendolo ad altre forze politiche (competitor), movimenti, organizzazioni potenzialmente più pericolose per il sistema.

Strada facendo la categoria H e la categoria I (minoritarie) si sono accorte del trappolone e hanno mollato. Sono rimaste le altre tra le quali le ultime due, rimpolpate dal voto di protesta o dal voto di chi non sa cos’altro votare. Lo zoccolo duro del consenso grillino è una massa di persone incapaci di cogliere la gravità delle giravolte grilline sui temi cardine e/o talmente invasati/identificati con una fede politica da non poterla criticare/abbandonare per non mettere a rischio la propria integrità, la propria autostima: è dura ammettere di essere stati presi in giro, di aver sbagliato. Meglio chiudere gli occhi e tenere la posizione, contro ogni evidenza.

Il movimento 5 stelle NON DEVE e NON VUOLE governare

Siamo quindi al 2018. Il 32% di voti ai cinque stelle non sono destinati a portare Di Maio al governo, no, per niente. Il movimento 5 stelle NON DEVE e NON VUOLE governare altrimenti emergerebbero tutte le contraddizioni e incapacità, in altre parole, la sua vera natura. Il suo compito è ed è sempre stato quello di impedire un governo di “alternativa” tenendo in ostaggio una fetta considerevole di voti. Purtroppo un successo elettorale così significativo non era previsto, come non lo era il crollo del PD e l’ascesa della Lega. Questa situazione paradossale costringe Di Maio a lavorare passivamente per non governare, appunto, spingendo per altre soluzioni (lasciate perdere il teatrino del “contratto” o “Con Silvio Mai”…).  Quindi tranquilli: al di là di Renzi non ci sarebbe stato alcun accordo col PD, né ovviamente ci sarà mai col centrodestra all’interno del quale, purtroppo per il copione prefissato, Berlusconi non ha vinto. Oggi, quindi, l’obiettivo è arrivare a nuove elezioni (prendere tempo) oppure aprire la strada a un governo simil-Monti, emanazione di Bruxelles e Francoforte, almeno fino al 2019 con le elezioni europee in programma. In ogni caso il movimento 5 stelle agli occhi della maggioranza dei propri clienti (i fanatici, gli anticasta, i Silvio merda, i Renzi cacca) ne uscirebbe bene perché non si è sporcato le mani mentre il proprio peso politico, anche ammettendo una perdita di consensi – vedi recenti elezioni regionali – potrà contare in ogni caso su un 20-25% decisivo per impedire (o contrastare) la formazione di maggioranze sgradite.

Ha funzionato egregiamente, bisogna ammetterlo, ma…

Se oggi dovessimo assegnare l’Oscar alla carriera come Gatekeeper andrebbe senza dubbio a Casaleggio & Co. e ai “progettisti nascosti” che l’hanno ideato. Tuttavia ho l’impressione che gli eventi da un po’ di tempo abbiano accelerato sottraendosi a qualsiasi pianificazione ex-ante. E questa è una buona notizia.

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